Hit?!

da Mind the Gap (2014/15)


Un discografico ascolta spavaldo nelle sue cuffie ingombranti il demo di un artista emergente. Tiene il tempo col piede e fa le sue opportune considerazioni. L’artista, purtroppo, non emergerà.

La costruzione di un’hit si fonda su un riff unico e circolare
hi-hat e cassa sul beat + rullante a presa rapida
per cementare versi ad effetto senza causa
(“tutti i diritti sono riservati Perugina™”).
E ora il copione impone
– PAUSA –
per poi creare il giusto climax con la giusta rima.

Ma tu qui sbagli già!
Un cambio di velocità non gioverà all’umore
e questa strana melodia dov’è che va a parare?
E se tornando in LA♩ il lungo ritornello non includerà parole
come sole-cuore-amore, linguaggio universale
mentre si va in minore l’ascoltatore non ti ascolterà.

La promozione dell’hit si basa sul ripetere fino a scoppiare
ordigno a 16 bit di quattro quarti in scatola da riscaldare.

Ma tu hai fallito, già.
Un cambio di atmosfera forse aiuterà a ispirare
l’analisi post mortem, per quanto lineare.
Che ti ripeterà che di questi minuti non c’è niente da lanciare
perché, pur se in maggiore, il mio consumatore non ti consumerà.