L’infinitamente medio

da Incognite note (2010)

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camminavo tra il grano
in un campo che qualcuno aveva reso eterno
ed avevo nel cranio visioni
da (x,y) nell’universo

con il cielo stellato sopra di me
e l’anarchia morale dentro
io mi sono fermato
a schizzare con lo sguardo cerchi senza centro

su, sempre più su!
(… ma è più poi che prima l’infinito)

e sotto il Grande Carro
mi sento insondabilmente perso
nel contare fino a tredici miliardi e mezzo
salto fino al principio ed avverto
la vertigine di ogni mio riferimento:
cos’era “prima” del tempo?

ogni alba ci porta
apocalissi con la a minuscola
nell’illusione ottica
che l’orbita dell’esistenza si fermi quaggiù

… ma io sono quaggiù
e non è dato per me l’infinito

sotto il Grande Carro
mi sono insondabilmente perso
nel sognare oltre tredici miliardi e mezzo
la vertigine è il mio solo riferimento
all’origine del tempo

e la mente si arrende ai confini
di questioni senza rimedio
comode le pupille si rifugiano
nell’infinitamente medio