<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>autodaFe &#187; Musica</title>
	<atom:link href="http://www.autodafe.info/category/musica/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.autodafe.info</link>
	<description>... il gesso stride e scrive parole confuse</description>
	<lastBuildDate>Sun, 08 Aug 2010 15:31:53 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.1</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Suonare ti tocca per tutta la vita, e ti piace lasciarti ascoltare</title>
		<link>http://www.autodafe.info/2008/05/13/suonare-ti-tocca-per-tutta-la-vita-e-ti-piace-lasciarti-ascoltare/</link>
		<comments>http://www.autodafe.info/2008/05/13/suonare-ti-tocca-per-tutta-la-vita-e-ti-piace-lasciarti-ascoltare/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 May 2008 22:40:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>autodaFe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.autodafe.info/2008/05/13/suonare-ti-tocca-per-tutta-la-vita-e-ti-piace-lasciarti-ascoltare/</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Considerate le componenti &#8211; e non sono poche &#8211; che riguardano la canzone, il nostro diventa un po&#8217; il ruolo del regista. Hai la melodia, l&#8217;armonia, l&#8217;orchestrazione, il testo, l&#8217;interpretazione&#8230; e tutto questo deve confluire in un&#8217;unica dimensione, quella appunto della canzone &#8211; che ha lo scopo di emozionare. Quindi è un&#8217;arte piccola, se vogliamo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Considerate le componenti &#8211; e non sono poche &#8211; che riguardano la canzone, il nostro diventa un po&#8217; il ruolo del regista. Hai la melodia, l&#8217;armonia, l&#8217;orchestrazione, il testo, l&#8217;interpretazione&#8230; e tutto questo deve confluire in un&#8217;unica dimensione, quella appunto della canzone &#8211; che ha lo scopo di emozionare. Quindi è un&#8217;arte piccola, se vogliamo, ma estremamente complessa. Tanto è vero che nessuno di noi può definirsi &#8216;musicista&#8217;, perché nessuno di noi è uscito dal conservatorio, nessuno di noi può definirsi &#8216;poeta&#8217;, perché nessuno di noi ha fatto specificamente gli studi idonei per diventare poeta (di solito i poeti hanno una laurea in lettere). Quindi fai proprio il &#8216;regista&#8217;: questo è il nostro compito, il nostro mestiere&#8221; <span class="Apple-style-span" style="font-style: italic">(Fabrizio De André, 1997)</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.autodafe.info/2008/05/13/suonare-ti-tocca-per-tutta-la-vita-e-ti-piace-lasciarti-ascoltare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>A night like this</title>
		<link>http://www.autodafe.info/2008/03/09/a-night-like-this/</link>
		<comments>http://www.autodafe.info/2008/03/09/a-night-like-this/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 09 Mar 2008 22:37:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>autodaFe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.autodafe.info/2008/03/09/a-night-like-this/</guid>
		<description><![CDATA[Una settimana fa ho finalmente avuto l&#8217;occasione di vedere, dopo 7 anni che lo desideravo,  un concerto dei Cure &#8211; sicuramente il gruppo che più ha segnato la mia malinconia adolescenziale. Tutto esaurito al Palasharp, con i soliti bagarini all&#8217;esterno per la compravendita di biglietti a prezzi stellari ed una lunga coda di persona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una settimana fa ho finalmente avuto l&#8217;occasione di vedere, dopo 7 anni che lo desideravo,  un concerto dei Cure &#8211; sicuramente il gruppo che più ha segnato la mia malinconia adolescenziale. Tutto esaurito al Palasharp, con i soliti bagarini all&#8217;esterno per la compravendita di biglietti a prezzi stellari ed una lunga coda di persona con le più variegate facce ed abbigliamenti (dal quindicenne imberbe al fan attempato con capelli alla Robert Smith e rossetto sbavato, dalla ragazza in perfetto stile dark al trentenne vestito casual) &#8211; che testimoniano quanto i Cure, in quasi tre decenni di onorata carriera, siano riusciti ad arrivare con la loro musica dritti al cuore di un pubblico così eterogeneo.<br />
<br />
Dopo un gruppo di apertura talmente insignificante da averne dimenticato il nome (pur avendolo già sentito nominare quando si sono presentati), che ha proposto musica strumentale di un rumore fine a se stesso, alle nove meno un quarto spaccate sono saliti sul palco Robert Smith e compagni. La composizione del quartetto con cui i Cure hanno affrontato questo tour va assolutamente sottolineata per due motivi: per il ritorno di Porl Thompson alla chitarra, che insieme a Smith e al mitico Simon Gallup, ha ricostruito il nucleo della formazione che ha registrato alcuni degli album migliori dei Cure (da &#8220;The Head on the Door&#8221; del 1985 a &#8220;Wish&#8221; del 1992); e soprattutto per l&#8217;assenza delle tastiere, unico elemento stonato della serata, che si è fatta sentire tantissimo soprattutto nei brani più pop di &#8220;Kiss Me Kiss Me Kiss Me&#8221; (una irriconiscibile &#8220;Why Can&#8217;t I Be You?&#8221; in particolare) e quelli più atmosferici di &#8220;Disintegration&#8221; (&#8220;Lovesong&#8221; e &#8220;Lullaby&#8221; su tutti). Ma a parte questo dettaglio, seppur non di poco conto, non posso che affermare che si è trattato di un concerto entusiasmante.<br />
<br />
I Cure sono sempre stati un gruppo generoso dal vivo e nemmeno questa volta si sono risparmiati, suonando la bellezza di 36 canzoni (!) per un totale di 3 ore: in assoluto il concerto più lungo che io abbia mai visto, sembrava davvero non finire mai. Una cosa che ho sempre apprezzato dei loro live è il fatto di andare a ripescare canzoni da tutte le fasi che hanno attravversato, da quella new-wave di &#8220;Three Imaginary Boys&#8221; al dark nerissimo di &#8220;Pornography&#8221;, dal synthpop di &#8220;Japanese Whispers&#8221; al pop scintillante di &#8220;The Head on the Door&#8221;, per finire con le sinfonie di &#8220;Disintegration&#8221; e le eccezionali melodie di &#8220;Wish&#8221;&#8230; senza rinnegare quindi nessun album precedente e accontentando senz&#8217;altro tutti i gusti dei fans presenti. In più, nonostante una presenza scenica decisamente retrò e una timidezza che è un marchio di fabbrica, Smith mi ha sorpreso per la sua grandissima forma nel canto. Gallup (eccezionale) al basso e Thompson (anche lui magnifico e sempre un po&#8217; sopra le righe) alla chitarra hanno fatto il resto.<br />
<br />
Il momento per me più emozionante è stato sicuramente l&#8217;apertura con &#8220;Plainsong&#8221;, che è da anni tra le mie canzoni preferite di tutti i tempi, su cui non ho potuto trattenermi dalle lacrime &#8211; visto che ha segnato momenti davvero molto significativi e toccanti della mia vita. Mi sono commosso anche su &#8220;Pictures of You&#8221;, mentre ho provato un liberatorio senso di gioia su &#8220;Friday I&#8217;m in Love&#8221; e &#8220;Just Like Heaven&#8221; e un senso di orgoglio per quello che stavo ascoltando durante &#8220;A Forest&#8221; e &#8220;One Hundred Years&#8221;, due canzoni tra le più importanti del dark dei primissimi anni Ottanta. I tre encore poi sono stati davvero fenomenali: il primo tutto incentrato sul meraviglioso &#8220;Seventeen Seconds&#8221;; il secondo come ensemble dei loro migliori pezzi pop, con tutto il pubblico a cantare a squarcia gola su &#8220;The Lovecats&#8221;, &#8220;Inbetween days&#8221; e &#8220;Close to Me&#8221;; il terzo, quello che ho preferito, con i tre pezzi che hanno lanciato i Cure: in ordine, &#8220;Boys Don&#8217;t Cry&#8221;, &#8220;10.15 Saturday Night&#8221; e &#8220;Killing an Arab&#8221;. Per chiunque abbia un minimo di cultura musicale, non credo sia il caso di ripetere. Il pubblico, relativamente calmo durante il resto del concerto, ha iniziato a muoversi e anche io mi sono fatto travolgere dalla totale essenza new wave di quelle canzoni. Avevo gli occhi chiusi, l&#8217;onda delle persone mi trasportava, e in quegli attimi per me era il 1980. In una parola: magico.<br />
<br />
<a href="http://www.autodafe.info/images/collage_cure.jpg" target="_blank"><img src="http://www.autodafe.info/images/collage_cure.jpg" title="The Cure live in Milan 2008" alt="The Cure live in Milan 2008" height="667" width="667" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.autodafe.info/2008/03/09/a-night-like-this/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Amen</title>
		<link>http://www.autodafe.info/2008/02/06/amen/</link>
		<comments>http://www.autodafe.info/2008/02/06/amen/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 Feb 2008 00:22:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>autodaFe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.autodafe.info/2008/02/06/amen/</guid>
		<description><![CDATA[La scorsa settimana è uscito uno dei più bei dischi italiani di questo decennio (forse insieme a &#8220;Quello che non c&#8217;è&#8221; degli Afterhours e &#8220;Socialismo tascabile&#8221; degli Offlaga DiscoPax, per quanto mi riguarda): si tratta di &#8220;Amen&#8221; dei Baustelle &#8211; gruppo di Montepulciano trapiantato a Milano, giunto al quarto album, e di cui avevo apprezzato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La scorsa settimana è uscito uno dei più bei dischi italiani di questo decennio (forse insieme a &#8220;Quello che non c&#8217;è&#8221; degli Afterhours e &#8220;Socialismo tascabile&#8221; degli Offlaga DiscoPax, per quanto mi riguarda): si tratta di &#8220;Amen&#8221; dei Baustelle &#8211; gruppo di Montepulciano trapiantato a Milano, giunto al quarto album, e di cui avevo apprezzato tantissimo il precedente &#8220;La malavita&#8221; nel 2005.<br />
<br />
A metà gennaio ero rimasto un po&#8217; deluso dal singolo &#8220;Charlie fa surf&#8221;, che sentivo in rotazione ovunque e mi sembrava abbastanza piegato a certe logiche mainstream (ma l&#8217;ho rivalutato inserito nel contesto dell&#8217;album, e non ne avevo assolutamente colto l&#8217;ironia e il riferimento artistico a &#8220;<a href="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2007/10/cattellan.jpg">Charlie don&#8217;t surf</a>&#8221; di Maurizio Cattelan). Oggi ho ascoltato tutto d&#8217;un fiato questo loro nuovo lavoro e sono rimasto veramente impressionato dalla freschezza delle melodie, dalla bellezza barocca degli arrangiamenti, dai testi così originali e zeppi di citazioni colte e meno colte (da Baudelaire ai CCCP, da Luigi Tenco a Leibniz, passando per il Tenente Colombo!), dal loro ricordare a tratti <span style="font-style: italic" class="Apple-style-span">la new-wave da liceale</span> a tratti il De Andrè più lirico o il Battiato più &#8211; apparentemente &#8211; nonsense. E il tutto riuscendo a non sembrare pretenziosi e a far trasparire una grande onestà artistica ed intellettuale.<br />
<br />
In più, oltre una sfrontatissima &#8220;Il liberismo ha i giorni contati&#8221; e una irresistibile (e sì, Cicciuzzo Battiato avrebbe scritto volentieri una canzone così!) &#8220;Antropophagus&#8221;, vi ho trovato due piccoli grandissimi capolavori. &#8220;Alfredo&#8221;, tanto struggente e sincera quanto arguta, dedicata al piccolo Alfredino Rampi, morto in un pozzo artesiano nel 1981: per ricordarci che allora vedere la morte in diretta tv sconvolse l&#8217;intero paese, oggi tra un Cogne e un Garlasco non ci si fa quasi più caso nel continuo reality-show che i media ci propongono. E la traccia finale, &#8220;Andarsene così&#8221;, una stupenda elegia su una base orchestrale che mi sembra uscita da &#8220;Strangeways Here We Come&#8221; degli Smiths. L&#8217;ho sentita subito mia, e non mi vergogno a dire che questa canzone oggi mi ha fatto piangere.<br />
<br />
<em>Sarebbe splendido amare veramente<br />
riuscire a farcela e non pentirsi mai<br />
non è impossibile pensare un altro mondo<br />
durante notti di paura e di dolore<br />
assomigliare a lucertole nel sole<br />
amare come Dio, usarne le parole<br />
<br />
Sarebbe comodo andarsene per sempre<br />
andarsene da qui&#8230; andarsene così</em><br />
<br />
Complimenti <em>di cuore</em> ai Baustelle per questo album, che forse riuscirà ad avvicinare qualche persona in più ad una musica pop non banale, colta e &#8211; soprattutto &#8211; con qualcosa di intelligente da comunicare.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.autodafe.info/2008/02/06/amen/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nessuna sorpresa</title>
		<link>http://www.autodafe.info/2008/01/30/nessuna-sorpresa/</link>
		<comments>http://www.autodafe.info/2008/01/30/nessuna-sorpresa/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Jan 2008 13:41:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>autodaFe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.autodafe.info/2008/01/30/nessuna-sorpresa/</guid>
		<description><![CDATA[No Surprises
Le Réservoir, 3 luglio 2003


Un cuore pieno come una discarica
Un lavoro che ti uccide piano piano
Ferite che non guariranno

Sembri così stanco e infelice
Fa&#8217; cadere il governo
Loro non parlano, non parlano a nostro favore

Io sceglierò una vita tranquilla
Una stretta di mano
Di monossido di carbonio

Senza nessun allarme e nessuna sorpresa
Nessun allarme e nessuna sorpresa
Silenzioso
Silenzioso

Questo è il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>No Surprises<br />
Le Réservoir, 3 luglio 2003</em><br />
<object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/uI9X-WXTBfE&#038;rel=1"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/uI9X-WXTBfE&#038;rel=1" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object><br />
<br />
Un cuore pieno come una discarica<br />
Un lavoro che ti uccide piano piano<br />
Ferite che non guariranno<br />
<br />
Sembri così stanco e infelice<br />
Fa&#8217; cadere il governo<br />
Loro non parlano, non parlano a nostro favore<br />
<br />
Io sceglierò una vita tranquilla<br />
Una stretta di mano<br />
Di monossido di carbonio<br />
<br />
Senza nessun allarme e nessuna sorpresa<br />
Nessun allarme e nessuna sorpresa<br />
Silenzioso<br />
Silenzioso<br />
<br />
Questo è il mio ultimo attacco<br />
Il mio ultimo mal di pancia<br />
Senza nessun allarme e nessuna sorpresa<br />
Nessun allarme e nessuna sorpresa<br />
Per favore<br />
<br />
Una casa così carina<br />
Un giardino così carino<br />
Nessun allarme e nessuna sorpresa<br />
(Fammi fuggire da qui)<br />
Per favore</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.autodafe.info/2008/01/30/nessuna-sorpresa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cè serèn, tèra scùa</title>
		<link>http://www.autodafe.info/2008/01/29/ce-seren-tera-scua/</link>
		<comments>http://www.autodafe.info/2008/01/29/ce-seren-tera-scua/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 29 Jan 2008 00:37:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>autodaFe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.autodafe.info/2008/01/29/ce-seren-tera-scua/</guid>
		<description><![CDATA[Stasera mi è successa una di quelle cose che mi trasmettono tanta gioia di vivere. Per recarmi a casa della mia cara sorella ho preso un taxi in Porta Lodovica &#8211; visto che nella circonvallazione interna di Milano il tram ormai non passa più da settimane &#8211; e, una volta detto l&#8217;indirizzo al tassista, un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stasera mi è successa una di quelle cose che mi trasmettono tanta gioia di vivere. Per recarmi a casa della mia cara sorella ho preso un taxi in Porta Lodovica &#8211; visto che nella circonvallazione interna di Milano il tram ormai non passa più da settimane &#8211; e, una volta detto l&#8217;indirizzo al tassista, un uomo di mezza età dai capelli brizzolati, ho subito riconosciuto la musica che proveniva dallo stereo della macchina. Ho esclamato immediatamente &#8220;A Cimma di De André!&#8221;&#8230; e lui, un po&#8217; sbigottito, ha chiesto una rassicurante conferma: &#8220;Conosce?&#8221;.<br />
<br />
F: Le Nuvole! Credo che quest&#8217;album sia il mio primo ricordo musicale serio, lo ascolto da quando avevo cinque anni e ci sono cresciuto&#8230;<br />
T: Ah che bello! In realtà questa è una versione live!<br />
F: Il disco live del 1991&#8230; meraviglioso!<br />
T: Ma allora è proprio è un appassionato?<br />
<br />
Gli ho raccontato di quanto fossi legato a De André, per sensibilità, per visione del mondo, per il legame (per lui acquisito, per me ancestrale) alla Gallura. Da quel momento abbiamo iniziato a parlare come se ci conoscessimo da sempre, e, in poco meno di cinque minuti, abbiamo saltato nel discorso da quanto fosse sottovalutato &#8220;Storia di un impiegato&#8221; al modo iper-umano in cui ha affrontato il suo rapimento ne &#8220;L&#8217;indiano&#8221;, dagli ultimi concerti prima della sua morte (per regalo divino ho avuto la fortuna di vederne uno quando avevo 13 anni) al percorso turbolento del figlio Cristiano, e così via.<br />
<br />
Ad un certo punto il tassista mi dice di aver avuto la fortuna di trasportare due volte De André per le vie di Milano, e mi ha raccontato una storia bellissima. Nel 1984, appena uscito il capolavoro dei capolavori &#8220;Creuza de Ma&#8221;, il tassista riceve una chiamata da via Albani &#8211; dove De André abitava. Era proprio lui, che si stava recando in via Vittadini &#8211; a due passi dalla mia casetta &#8211; per incontrare Mauro Pagani. Il tassista mi ha raccontato quanto Fabrizio fosse riservato ma allo stesso tempo umano ed affabile; scambiarono due chiacchiere e il tassista gli fece capire di essere un grandissimo e attento ammiratore, non un semplice conoscitore del personaggio. De André gli chiese allora se avesse ascoltato il disco appena uscito, e il tassista rispose di non averlo ancora potuto acquistare. Faber gli chiese allora il suo nome e lo invitò allora a tornare il giorno successivo (e non più tardi, altrimenti si sarebbe dimenticato!) in via Albani, fingendo di essere &#8220;Maurizio il discografico!&#8221; in portineria, perché gli avrebbe lasciato una copia autografata dell&#8217;LP. Con la faccia di bronzo, Maurizio il tassista si presento nelle vesti del discografico a mezzogiorno del giorno seguente, e in portineria c&#8217;era davvero l&#8217;LP di &#8220;Creuza de Ma&#8221; per lui &#8211; che da quel momento è ovviamente stato incorniciato e appeso in una delle pareti della sua casa!<br />
<br />
Io l&#8217;ho ascoltato sognante, finché non siamo giunti a destinazione, con il tappeto di archi e le voci narranti de &#8220;Le Nuvole&#8221; in sottofondo. In fondo dispiaceva ad entrambi essere arrivati, ma ci siamo stretti la mano e ci siamo sorrisi, compiaciuti dell&#8217;incontro. Sono certo che Fabrizio sarebbe stato fiero di noi per quei dieci minuti di splendida umanità.<br />
<br />
<em>&#8230; carne tènia nu fàte nèigra, nu turnà dùa</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.autodafe.info/2008/01/29/ce-seren-tera-scua/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
