La bellezza del mondo vive nella sua complessità

Per rispondere ad una domanda che mi viene chiesta spesso: a che punto la scrittura del nuovo album? La risposta è: non lo so! Ho 13 canzoni scritte come musica + testo (in realtà ad un paio manca magari una strofa, ma arriverà), e altre 2 che vorrei veramente includere nelle sessioni di registrazione ma per cui sto faticando a trovare le idee e le parole giuste. Ho un’idea di arrangiamento un po’ per tutte, per alcune una demo già nel cassetto di Pro Tools che sarà la base per la registrazione seria.

Il problema è che non sono mai del tutto convinto della qualità globale per sentire di poter iniziare a registrare seriamente. Anche per “Sinestesie” fu così a suo tempo, quindi la cosa non mi preoccupa – anche se, devo dire, ho scritto “Canto del cigno” dopo che pensavo che la parte compositiva fosse finita e “Associo/dissocio” addirittura a sessioni di registrazione inoltrate, e senza dubbio la qualità compositiva dell’album ne ha risentito in positivo. L’altro problema è il fatto che non ho ancora individuato del tutto una chiave di lettura univoca per tutte le canzoni. Ne ho alcune nella mia testa, ma sento che manca qualche pezzo al puzzle. Vedremo!

Non voglio assolutamente però registrare un “Sinestesie parte 2″, e la principale differenza che noto finora è che la vena compositiva nei testi si è fatta a volte meno astratta (ma non per questo più semplice…). E posso anche dire che “Rosebud” è potenzialmente un’intro maestosa, che “Nel cuore della notte” è un calcio in pancia, che “L’anniversario” mi fa venire i brividi di freddo dalla sua spettralità, che “In picchiata” mi fa profondamente commuovere, che “Mia piccola astronoma” è uno splendido viaggio onirico… dato che non c’è alcuna fretta di pubblicare niente e che quello che importa è solo la qualità, per il momento va bene così in fondo.