Autunno 2008

la mia giacca a vento si gonfiava alle folate da nord
non fermava il tempo
ma vivere era la pelle d’oca di quel momento qualsiasi
in cui il tuo battito confondeva il mio

immobile nel gelo o rapito dall’incanto
sulla sponda del tamigi ero seduto accanto a te

ma ogni fuoco è spento senza più aria
e in stanze asettiche resta solo l’odore del cemento
… sta ricoprendo ormai le tue orme

contemplando l’abisso riflesso sul suo manto
sulla sponda del tamigi mi son seduto e ho pianto

e mentre la città è inghiottita dal buio che avanza
io stringo a pieni mani il vuoto per colmare la distanza

che è fra di noi