Sulla sponda del Tamigi

La mia nuova vita londinese è cominciata ed è a suo modo un inferno: lavoro dalle 9 del mattino fino ad un’ora variabile della notte (quando è già giorno dopo!), dormo poche ore e si ricomincia. Il weekend avrebbe la funzione di dare una parvenza di vita a tutto ciò, ma spesso svolge quella di consolidare il lavoro effettuato nella precedente settimana o supportare quello che arriverà in quella successiva. Il lavoro è molto interessante e adrenalinico ma in tutto questo mi restano davvero pochissimo tempo e spazio per dedicarmi alla cosa che più mi illumina l’anima. È dura, ma il coraggio non mi manca!

E sto comunque incessantemente prendendo nota dei miei pensieri, delle immagini che mi colpiscono, dei suoni che sento nella mia mente. Sono per esempio molto ispirato dalla visione (lunedì era festa in Inghilterra, e avendo incredibilmente un pomeriggio libero a disposizione mi sono dedicato solo a quello) di Twin Peaks, serie prodotta da David Lynch nei primissimi anni 90 e diventata cult per la generazione immediatamente precedente alla mia – che esplora in modo visionario e surreale i segreti e l’oscurità più recondite che si celano in un piccolo paese sperduto tra i boschi, e più astrattamente nell’animo umano. Sono anche ispirato dalla mia quotidiana passeggiata lungo il Tamigi per raggiungere il luogo dove lavoro da casa mia, in particolare dall’alternarsi di toni di grigio tra fiume e cielo veramente ipnotizzante. Purtroppo non ho il tempo necessario per sedermi con uno strumento in mano per associare/dissociare e cucire/ricucire tutte le idee che ho in testa, ma non bisogna disperare. Prima o poi arriverà.

Per il momento la cosa che mi consola di più è che con tutti i soldi che mi sono stati regalati per la mia Laurea specialistica, sto attrezzando il mio piccolo home studio come non mai. Finora ho acquistato e ho tra le mani un piano digitale Akwai AC51 (bellissimo e raffinatissimo! e regalatomi dai miei genitori), un basso elettrico Fender Jazz bianco e un amplificatore Fender Frontman 212R. Il pezzo da collezione è invece un mio sogno di sempre, la mitica drum machine Oberheim DMX (che è stata usata per creare la celeberrima intro di “Blue Monday” dei New Order) che ho trovato su ebay in versione originale del 1983 e che sto aspettando di ricevere. E, poi, ciliegina sulla torta e che farà fare un salto di qualità pazzesco a qualsiasi cosa registrerò in futuro: il Digidesign 003 Factory, con Pro Tools e mixing console incorporate – ossia detto in parole povere e senza tecnicismi il sistema di registrazione digitale domestico più sofisticato al mondo e che più si avvicina a quello che viene usato negli studi di registrazione (il software è in questo caso lo stesso, l’hardware ovviamente no ma nel mio caso basta e avanza). Posterò foto appena avrò effettuato il trasloco da Milano e avrò tutto sistemato e collegato!

Per il momento, un saluto affettuoso da Canary Wharf a chiunque legga ancora questo blog aggiornato saltuariamente.