Amen

La scorsa settimana è uscito uno dei più bei dischi italiani di questo decennio (forse insieme a “Quello che non c’è” degli Afterhours e “Socialismo tascabile” degli Offlaga DiscoPax, per quanto mi riguarda): si tratta di “Amen” dei Baustelle – gruppo di Montepulciano trapiantato a Milano, giunto al quarto album, e di cui avevo apprezzato tantissimo il precedente “La malavita” nel 2005.

A metà gennaio ero rimasto un po’ deluso dal singolo “Charlie fa surf”, che sentivo in rotazione ovunque e mi sembrava abbastanza piegato a certe logiche mainstream (ma l’ho rivalutato inserito nel contesto dell’album, e non ne avevo assolutamente colto l’ironia e il riferimento artistico a “Charlie don’t surf” di Maurizio Cattelan). Oggi ho ascoltato tutto d’un fiato questo loro nuovo lavoro e sono rimasto veramente impressionato dalla freschezza delle melodie, dalla bellezza barocca degli arrangiamenti, dai testi così originali e zeppi di citazioni colte e meno colte (da Baudelaire ai CCCP, da Luigi Tenco a Leibniz, passando per il Tenente Colombo!), dal loro ricordare a tratti la new-wave da liceale a tratti il De Andrè più lirico o il Battiato più – apparentemente – nonsense. E il tutto riuscendo a non sembrare pretenziosi e a far trasparire una grande onestà artistica ed intellettuale.

In più, oltre una sfrontatissima “Il liberismo ha i giorni contati” e una irresistibile (e sì, Cicciuzzo Battiato avrebbe scritto volentieri una canzone così!) “Antropophagus”, vi ho trovato due piccoli grandissimi capolavori. “Alfredo”, tanto struggente e sincera quanto arguta, dedicata al piccolo Alfredino Rampi, morto in un pozzo artesiano nel 1981: per ricordarci che allora vedere la morte in diretta tv sconvolse l’intero paese, oggi tra un Cogne e un Garlasco non ci si fa quasi più caso nel continuo reality-show che i media ci propongono. E la traccia finale, “Andarsene così”, una stupenda elegia su una base orchestrale che mi sembra uscita da “Strangeways Here We Come” degli Smiths. L’ho sentita subito mia, e non mi vergogno a dire che questa canzone oggi mi ha fatto piangere.

Sarebbe splendido amare veramente
riuscire a farcela e non pentirsi mai
non è impossibile pensare un altro mondo
durante notti di paura e di dolore
assomigliare a lucertole nel sole
amare come Dio, usarne le parole

Sarebbe comodo andarsene per sempre
andarsene da qui… andarsene così


Complimenti di cuore ai Baustelle per questo album, che forse riuscirà ad avvicinare qualche persona in più ad una musica pop non banale, colta e – soprattutto – con qualcosa di intelligente da comunicare.