Lento incedere

Credo sia già cominciata una delle fase più dure delle mie registrazioni, ossia quella del mal di testa / senso quasi di rifiuto, che ormai conosco bene, non appena vedo lo schermo dell’iMac con GarageBand aperto. Le prime canzoni che ho registrato erano già perfettamente chiare nella mia testa, ho semplicemente – e l’ho fatto ottimamente – lasciato uscire i suoni dai miei strumenti. Gli ultimi giorni invece li ho passato in gran parte a concentrarmi su delle canzoni con un arrangiamento ancora non del tutto definito… trovando dei giri laterali di chitarra, inventando effetti adatti con il microKorg, programmando drum machine e sequencer vari con Reason. Tuttavia, avrò registrato poco più di 3 minuti (peraltro incompleti come suoni) di una canzone in metà settimana.

A volte mi chiedo se ne valga davvero la pena, ma la risposta è sempre sì: continuo a ripetermi che la mia personalissima ricerca di bellezza riuscirà ad emozionare qualcuno, non importa quante persone, e che mi resterà una meravigliosa colonna sonora dei miei vent’anni. Non è affatto una cosa da poco. E poi sono davvero felice quando riesco a creare dei “paesaggi sonori” – che mi sto accorgendo saranno un po’ la caratteristica principale dell’album – come il piccolo frammento che segue.

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Nel frattempo ho acquistato un pre-amplificatore valvolare che mi permetterà di registrare la voce in maniera terribilmente migliore rispetto a “Scatola nera”: ne sono assolutamente convinto dopo i miei primi esperimenti, sentiremo il risultato finale! E mi sto anche accingendo ad iniziare la mia tesi di laurea specialistica: fa un certo effetto avere da una parte della stanza il mio piccolo mondo musicale e dall’altra uno studio scientifico ipertecnico (non sto neanche a precisare su cosa). L’unico elemento comune è l’astrazione più totale, che aleggia sulle mie giornate.