Back from Capocroce Road studios

Fed Wharol

Stasera, e senza nessun forse, si conclude un ciclo della mia vita. Un ciclo durato tre anni esatti, che mi ha stravolto completamente e in cui ho provato gioie e dispiaceri estremi. Ho imparato tanto in questi ultimi anni e, nonostante il dolore che ho patito, sono fiero di ciò. Perché sento che il mio dolore non è venuto invano e che sto continuando ad imparare, giorno dopo giorno, come affrontare al meglio la quotidianità e i miei rapporti non lineari con gli altri: la mia educazione sentimentale prosegue speditissima. Domani però comincerò la laurea specialistica e ho voglia di lasciarmi questo tempo e queste sensazioni alle spalle, e di continuare semplicemente a riflettere sugli insegnamenti che ne ho tratto guardando avanti, senza alcuna paura per il futuro.

Mi sembra di avere un rapporto migliore con il mondo in questi giorni. Ho trascorso parte della scorsa settimana dal mio compagno di vita a filosofeggiare sulla nostra esistenza targata “think different” e a fare il consueto punto annuale delle nostre vite… e perché no, a registrare la traccia numero sei di “Scatola Nera”. “Bianco sposa” è praticamente finita, manca solo un riff di chitarra e la voce nel finale, più qualche piccolo aggiustamento qua e là, e sentirete che meraviglia ha prodotto il mio caro Soulsick. Peccato che sia così fisicamente lontano altrimenti giuro che gli avrei affidato tutta la produzione dell’album. E’ davvero mille volte pù gratificante registrare in due e confrontarsi su ogni piccolo dettaglio affinché da questo equilibrio venga fuori qualcosa di migliore.

Comunque, nel frattempo sto portando avanti tante canzoni e sono davvero soddisfatto dei suoni, dei battiti e delle armonie che stanno venendo fuori. “Ottantacinque” suona così solenne nel suo lento incedere e “Vladivostok” è, come qualcuno l’ha definita dopo aver sentito una versione strumentale work-in-progress, emozionalmente travolgente… e ogni volta che l’ascolto penso sempre che sia la cosa migliore che ho mai scritto. Davvero non vedo l’ora di finire le registrazioni e avere le mie belle 14 tracce (o per lo meno le 10 dell’album) da maneggiare. Non sto più nella pelle e ad ogni progresso che faccio su una canzone provo talmente tanta euforia che mi metto spesso a ballare come un pazzo sulle mie basi!

Concludo il post con dei versi di Battiato che, ascoltati sul treno che da Roma mi ha riportato a Milano – con la pioggia che scendeva a catinelle fuori dal finestrino -, mi hanno quasi commosso nella loro semplicità.

Verrà un nuovo temporale e finirà l’estate
la quiete dei colori autunnali si rifletterà sulle strade e sugli umori
come il dolce malessere dopo un addio


Un brindisi a quest’autunno vicino e a una vita nuova!

8 thoughts on “Back from Capocroce Road studios

  1. Io, il Nigel Godrich dei poveri, ti dono la mia sapiente collaborazione in caso di futuri progetti. Ma soprattutto, non esitare a condividere con me, il Nigel Godrich dei poveri, e con i Capocroce Road Studios le tue nuove fatiche registrate agli Home Studios di Milano. Ciao Fè!

  2. Fratellino caro, nuove pagine bianche da scrivere per te, gli anni a venire saranno ricchi di esperienze inaspettate…e ti auguro che queste siano maggiormente positive di quanto non siano state finora quelle da te sperimentate…Piccoli passi, compiuti uno di seguito all’altro, senza alcuna fretta o distruttiva impazienza, ti porteranno ad essere ogni giorno migliore…nonostante siano poi pochi gli aspetti caratteriali da limare e con la costante consapevolezza che cambiare radicalmente indole non si può :)

    Perciò BUON INIZIO DI LAUREA SPECIALISTICA…mi raccomando tienimi aggiornata sulla registrazione dei tuoi pezzi, lo sai che sono sempre la tua fan d’eccellenza! Buona notte P. U.!

  3. “il mondo potrà essere salvato solo dall’intelligenza, dalla bellezza, dall’amore e dalla poesia”… buon lavoro Fe’! :P
    ti seguo da lontano, sempre…

    waiting for “the midnight train going anywhere”…

  4. Sto riscoprendo la bellezza degli OFFLAGA DISCO PAX, e la cosa più eccitante è la dialettica dei testi. Tipicamente comunista-emiliana. Mi fa godere. E tu dovresti scrivere un altro post!

    PS: hai l’indirizzo di casa di Sesto? devo spedirgli tox-hic.

  5. Anima Nauseata, aspetto impaziente il tuo Tox-hic, come aspetto impaziente che il caro Fed dia forma, con l’ultimo atto, all’intero suo lavoro, lasciandolo nel vortice ermeneutico dell’ascolto.

    PS: “there, if…” Fed, il tuo chitarrismo lasciato alla quasi-verginità acustica è una trappola per le orecchie.

  6. Ciao vecchio mio, spero tutto ok. Bello il sito, fammi sentire qualcosa del tuo materiale nuovo eddai!

    l’aspirante jazzista bocconiano (chi sarò mai? :O)

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